Un giorno come Assistente di sala

La sala d’attesa del pronto soccorso una domenica mattina. Entro e mi guardo intorno: bene dai, le persone sedute non sono tante, sembra tutto abbastanza tranquillo. Saluto l’infermiere del triage, preparo la mia postazione, indosso la casacca che mi identifica e controllo se mancano bicchieri nella macchina erogatrice dell’acqua e se l’angolo dei giochi per i bambini è in ordine. Poi mi sistemo vicino al mio tavolo ed inizio ad osservare le persone che aspettano per cogliere qualche sguardo.

Dalla porta entrano altre persone – una madre con un bambino piccolo, un figlio con la madre anziana, un ciclista con un compagno di disavventura, arriva un’ambulanza che accompagna un paziente, dopo poco arriva una signora che chiede notizie del padre arrivato in ambulanza e così via...

Questo è un piccolo spaccato di quello che succede in molte sale d’attesa di un pronto soccorso: luogo in cui arrivano persone strappate in un attimo dalle loro attività di una tranquilla domenica mattina per dover affrontare situazioni di emergenza alle quali, proprio perché emergenza, non sono preparate. Ed ecco che il dolore fisico, la preoccupazione, l’angoscia per un parente, l’impazienza di chi avrebbe altro da fare anziché aspettare quello che sembra essere un tempo infinito ci rendono improvvisamente vulnerabili.

Dall’altra parte del vetro i medici, gli infermieri e gli operatori sono al lavoro ed a volte non riescono a fornire subito quelle informazioni che al di là della porta tanto si attendono: bisogna aspettare il risultato delle analisi, che un terapia faccia effetto, che arrivi lo specialista per un consulto.
Ed ecco che entriamo in gioco noi “assistenti di sala”: siamo lì pronte a rispondere alle domande, a fornire indicazioni e spiegare le procedure. A volte inizia tutto con un sorriso, con uno sguardo e la persona che ti sta di fronte trova il coraggio e si avvicina e ti chiede notizie su qualche parente o amico. Oppure arriva la persona spazientita che pretende di entrare subito e tu gli spieghi come funzionano i codici di accesso e cerchi di tranquillizzarlo. Oppure il paziente che esce finalmente dalla porta, sollevato ma magari un po’ frastornato che ti chiede un aiuto per pagare il ticket alla cassa automatica. Sono piccoli gesti e piccole attenzioni che sembrano banali, insignificanti ma che danno alle persone la sensazione di non essere abbandonate a se stesse. E quando poi prima di uscire si girano oppure tornano indietro e con un sorriso di dicono “grazie” - un grazie inatteso, non dovuto - capisci che hai fatto uno cosa buona. 

La figura di ”Assistente di sala” è nata un paio di anni fa su un progetto della Regione per la gestione delle attese in Pronto Soccorso. Si tratta di persone opportunamente formate dalle aziende ospedaliere per mantenere un costante contatto e favorire la comunicazione tra i pazienti, i loro accompagnatori e il personale sanitario nelle ore di maggior afflusso. Questo nuovo servizio è finalizzato principalmente ad evitare l'insorgenza della sensazione di abbandono durante il periodo di attesa della prestazione e le conseguenti reazioni negative. Le persone che svolgono questa mansione possono essere operatori socio sanitari oppure operatori volontari.

Da due anni alcune volontarie del Comitato Locale di Valpolicella forniscono questo servizio nel Pronto Soccorso di Bussolengo nei giorni non coperti dal personale ospedaliero attuando così ad uno degli obiettivi della Croce Rossa Italiana: ridurre la vulnerabilità individuale.

MARTINA M.

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